Ruth Beraha (Milano, 1986) è un'artista italiana che vive e lavora a Bologna. La sua ricerca indaga elementi che comunemente possono essere etichettati come malvagi, estranei o sconosciuti, concentrandosi sulla messa in crisi delle certezze su cui si basa la nostra esperienza del mondo. Attraverso audio immersivi, sculture, installazioni, disegni e fotografie, il suo lavoro spinge lo spettatore a considerare l’avversario non più come un’entità distante e incomprensibile, ma come parte costitutiva della nostra identità: il nemico è parte del sé, l’identità dell’altro come diverso viene decostruita. Beraha esplora la violenza non solo come una pulsione insita nell’essere umano, ma anche come un’eredità culturale trasmessa dalle strutture sociali dominanti. Una violenza che l’artista rappresenta come qualcosa di quotidiano, qualcosa di sistemico, e per questo continuamente legittimato e normalizzato. Ricorrenti nelle sue opere sono i simboli religiosi e politici, impiegati con intenzione critica per smascherare la funzione ideologica e manipolatoria. Beraha utilizza un linguaggio visivo e testuale che alterna ironia sottile e tensione emotiva, riuscendo spesso a trasformare elementi familiari del quotidiano in visioni perturbanti, capaci di mettere a disagio e far riflettere. Bird (2025), un’aquila in bronzo dorato colta nell’istante dello schianto, con la testa conficcata nel proprio plinto, introduce una riflessione potente sulla caduta del simbolo e sulla vulnerabilità del potere.